Anniversario Madre Natalina

Anniversario Madre Natalina

In una particolare cornice, nel parco del Conventino, abbiamo celebrato il Dies Natalis della nostra Fondatrice, 25 luglio 1945. Madre Natalina aveva una particolare sensibilità verso il creato, che le richiamava la grandezza e la bellezza di Dio; sicuramente avrà gioito per esserci ritrovati amici e conoscenti, nel luogo che l’ha vista protagonista di un’avventura tutta particolare dello Spirito: iniziare una nuova Congregazione Religiosa come don Stefano Bedello ci ha ricordato nella sua omelia durante la Celebrazione Eucaristica:

L’umile affidamento a Dio è il segreto della sua santità

Omelia nel 77° anniversario della nascita al Cielo della Venerabile Serva di Dio Madre Natalina Bonardi

Festa liturgica di San Giacomo Maggiore, apostolo (2 Cor 4, 7-15 – Sal 125 –  Mt 20,20-28)

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Carissima Madre Giovanna, care suore,

care sorelle e cari fratelli in Cristo,

la celebrazione eucaristica è il cuore di questa giornata, densa di memoria e di profezia.

Memoria perché ancora una volta, con gratitudine a Dio, ricordiamo l’approvazione – nel 1891 – della prima comunità di suore attorno a Madre Natalina Bonardi.

Profezia perché oggi ci è data occasione di riflettere ancora sul carisma lauretano ispirato dal Signore alla Fondatrice, un dono di inestinguibile ricchezza che continua ad animare l’opera della Congregazione.

Per voi, carissimesuore di Loreto, eredi e testimoni di quella preziosa vocazione, oggi è dunque un giorno particolare, che unisce nel rendimento di grazie anche la “Fraternità di Nazareth”, innestata sul Carisma orginario della Santa Casa per favorire la partecipazione oblativa di tanti fratelli e sorelle laici; ed ancora, rende grazie in questa Eucaristia tutta la Chiesa eusebiana, dove l’Istituto è germinato e da dove è partito per fecondare di Vangelo terre vicine e popoli lontani.

Fare memoria per osare la profezia: oggi, qui al Conventino, dove tutto è iniziato e dove – 31 anni fa – è tornata viva la presenza delle religiose, vogliamo ricordare che le radici dell’opera lauretana sono indissolubilmente legate alla sua missione da una trama di santità, che parte da un umile «sì».

Tutte le storie di santità partono da un «sì», in cui risuona mirabilmente quello della Vergine Maria a Nazareth. Ma sappiamo anche che la disponibilità piena ad accogliere la volontà di Dio non è mai a buon prezzo: dire «eccomi» come risposta d’amore alla chiamata del Signore significa farsi servi e abbracciare il mistero della Croce, che è la misura più altadell’amore.

Anche la santità di Madre Natalina nasce da un «sì», fiducioso e nel contempo travagliato, capace di speranza ma abitato dalla fatica; la sua vicenda biografica racchiude momenti di slancio e delusione, di fiducia e di incomprensioni, passando attraverso progressi ma anche fallimenti. E come ogni «sì» detto a Dio ha bisogno di essere corroborato dall’offerta quotidiana di sé, così anche quello pronunciato dalla Fondatrice è stato sempre confermato nel segno dell’umiltà, che non è accettazione passiva delle avversità esistenziali, ma accoglienza incondizionata della volontà divina, che talora passa attraverso le umiliazioni. Di fronte agli ostacoli, soleva infatti ripetere: «Quando Dio vuole una cosa, ogni difficoltà si appiana».

Questa convinzione abita in lei sin da quando, all’età di 14 anni, il suo cuore è toccato dalla grazia divina, che irrompe improvvisa ad attutire l’esuberanza del carattere e a placare quelle ribellioni adolescenziali che avevano tanto preoccupato i genitori.

«Quando Dio vuole una cosa, ogni difficoltà si appiana»: la consapevolezza che anche la conversione è dono di Dio farà della giovane Maria Bonardi un capolavoro di docilità allo Spirito Santo; la consacrazione religiosa, verso la quale orienterà se stessa e molte altre giovani, scaturisce dall’amore che l’ha guarita e plasmata, dalla presenza che la fa sentire sposa prediletta, dalla fede che la spinge a farsi serva.

E torniamo dunque a quel «sì», generoso e liberante, ma anche estremamente esigente. Lo slancio interiore a fare della propria vita un dono non schiva infatti il mistero della Croce ma lo attraversa pienamente:servire – questo insegna Gesù, vivendolo per primo – è amare sacrificando la vita stessa.

Il rigore della sequela spaventa anche i protagonisti del vangelo ordierno: Giacomo e Giovanni, tra i primi chiamati dal Signore a seguirlo, sono riottosi ad una prospettiva così ruvida, alla quale preferiscono ancora gli onori del mondo, e mandano la madre in avanscoperta a domandare i posti riservati.

Il rimprovero di Gesù vuole chiarire il vero statuto del suo regno, completamente diverso dalla logica dei regni umani: se per loro il potere è spesso sinonimo di dominio, violenza e sopraffazione, per i discepoli di Cristo le priorità del mondo vanno ribaltate. Il cuore del Vangelo èl’umile primato del servizio: «Chi vuol diventare grande tra voi sarà vostro servitore e chi vuol essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo».

È possibile incarnare questa parola solo guardando a Gesù, il Figlio dell’uomo, «che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Servire, dando la propria vita come Gesù, è la via evangelica alla piena realizzazione umana: Madre Natalina, dicendo di sì al Signore, comprende così il senso profondo di tutta la sua esistenza, trovando nell’umile offerta di sé il segreto della vera felicità.

E nel contempo scopre la condizione essenziale per realizzare tutti i suoi progetti: affidarsi completamentea Dio, a Lui solo.

Sovente, da giovane suora, è sul punto di arrendersi, ma mai abbandona la preghiera, fiduciosa nella benevolenza divina: in un momento di profonda umiliazione, si rifugia qui, in questa cappella dedicata alla Madonna di Loreto. È una fredda mattina di novembre del 1891 quando, in lacrime, implora un aiuto del Cielo.

Percepisce una voce. È quella della Vergine Santa, che le dona il confortante segno della sua presenza e del materno patronato all’opera nascente: «Sì, io ti aiuterò!».

La promessa celeste, accompagnata da tanta grazia, è presto mantenuta, e ancora oggi questo luogo di fede custodisce il segretodella santità di Madre Natalina: affidarsi a Dio e invocare la Vergine Maria.

La vicenda umana non è un fatale intreccio di destini già segnati, ma spazio per la grazia divina, che cambia anche la storia: con questa fiducia lei ha costantemente orientato la sua vita verso il Cristo, confidando nella misericordia del suo cuore sacratissimo: «Non sei tu che fai, sono io», le ricordò il Mistico Sposo, consolandola nelle sue fatiche e motivandola nel portare a compimento l’opera iniziata.

La Fondatrice si congeda da questa terra, il 25 luglio del 1945 – 77 anni oggi – con le parole che compongono la cifra esatta della sua esistenza e della sua fede umilee concreta: «Sia lodato Gesù Cristo!».

 

 

 

don Stefano Bedello

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