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RICOGNITIO CANONICA DELLA SALMA
DELLA SERVA DI DIO
MADRE NATALINA BONARDI
(23-27 marzo 2011)

Mercoledì, 23 marzo: Atto iniziale
Domenica, 27 marzo: Atto conclusivo

“Beati i morti che muoiono nel Signore”

(Apocalisse 14,13)

Trepidanti e in attesa dell’evento speciale, intorno alla salma di Madre Natalina si respirava grande commozione e un senso di pace e pienezza. L’intera comunità raccolta in un clima sereno, pervasa dal desiderio di osservare, sentire e comprendere davanti ai suoi resti mortali il significato più vero di quanta beatitudine aleggia quando si muore nel Signore.  

Rimossa la lapide sepolcrale e abbattuto il muro di separazione, vedere la bara ancora discretamente conservata ha creato un primo momento di grande commozione. 

Poco dopo ha avuto inizio l’Atto di Ricognizione Canonica le cui preliminari operazioni per l’apertura della bara, sono state affidate a personale esperto. Dopo 66 anni di sepoltura e un surreale ovattato silenzio, le spoglie mortali di Madre Natalina erano davanti ai nostri occhi pieni di mistica ammirazione contemplativa.

Era ciò che restava, in forma composta, seppure deteriorata, del corpo della nostra madre fondatrice, una piccola donna instancabile che ha donato a Dio la sua vita e in perenne ricerca del Suo amore, della Sua luce, della Sua grandezza.

Madre NatalinaLo aveva cercato per rispondere alla Sua volontà con lo stesso “Sì” che aveva rivolto a Maria. Lo aveva amato di un amore tramutato in un grande dono che è servizio semplice e gioioso rivolto ai fratelli e all’istituto fino alla morte.

Sul corpo distrutto e visibilmente consumato, soltanto la luce della fede può restituire alla memoria  la bellezza intatta di Madre Natalina. “Chiunque vive e crede in me non morirà in eterno” (Gv 11,26).

La domenica successiva, l’emozione ha raggiunto livelli incommensurabili quando si è concluso l’Atto di Ricognizione, con la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dal nostro arcivescovo p. Enrico Masseroni, al cerimoniere padre Stefano Bedello con i due concelebranti mons. Giuseppino Ferrarotti, notaio attuario del Processo e il francescano padre Nicola Macole, esperto collaboratore nel lavoro di ricognizione insieme a padre Paolo Lombardo e il postulatore Paolo Vilotta. 

La bara, semplice, era aperta ai piedi dell’altare. Durante la celebrazione sentivamo la presenza di Madre Natalina e ancora più intensamente nel momento della consacrazione eucaristica.

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna”

(Vangelo di Giovanni 6,54).

Ma adesso, i resti della Madre venivano riposti, dopo gli adeguati trattamenti di ripulitura per la conservazione, dentro un’urna di vetro. Davanti all’altare e sotto lo sguardo della Vergine di Loreto, era possibile rivivere magicamente il senso profondo del messaggio eucaristico. La chiesa era avvolta da una luce nuova che irradiava l’intera assemblea radunata, attenta e commossa. 

L’omelia di padre Enrico era intrisa di grande teologia sapienzale che aggiungeva bellezza alla solennità di quel momento. 

Ci sentivamo abbracciati lievemente dallo stesso cielo come il dono di un respiro di pace. 

Il coro “S.Agostino” di Livorno Ferraris, allietava con bei canti le nostre anime già dolcemente rapite da quell’armonia dove la musica sublime, guidata dal maestro Gianni e dall’organista Elisabetta, rendeva festosa e coinvolgente la celebrazione.

Una liturgia meravigliosa e densa di messaggi spirituali, di fede e amore cristiano di elevato sentimento e percezione. 

Quando la celebrazione stava per volgere al termine, la superiora generale Madre Giovanna ha parlato alla comunità descrivendo l’emozione che dimorava suo cuore, parole nelle quali tanti di noi lì presenti si sono ritrovati. Ha ricordato la grandezza di Madre Natalina, la sua forza e l’incessante e preziosa opera per servire i nostri fratelli secondo la volontà del Signore. Una serva di Dio. 

Ha poi ringraziato commossa i presenti e ringraziato p.Enrico e quanti insieme a lui hanno collaborato con le specifiche, diverse competenze e reso possibile la riuscita di un così memorabile evento. Ha ringraziato inoltre i membri della fraternità di Nazareth, gli amici, i conoscenti e infine ha invocato madre Natalina pregando per una richiesta di aiuto: affinché la congregazione da lei pensata e voluta possa sempre seguire il suo esempio, esemplare modello di autentica fedeltà alla parola di Dio.

A conclusione dell’intervento di Madre Giovanna, in un clima di grande commozione, è arrivato il momento della benedizione con i rituali finali: l’incensione e la chiusura della bara, sigillata con lo stemma vescovile e poi riposta in un luogo temporaneamente. Dopo aver compiuto e completato con grande cura, e attenzione devota le operazioni richieste per l’atto di ricognizione, i resti della salma di Madre Natalina Bonardi sono tornati nel piccolo e scuro loculo in attesa delle “ultime realtà”: quando il cielo si chinerà sulla terra, non ci saranno più bare e ogni segno di morte svanirà. Ogni cosa sarà luce, vita e resurrezione.

(Rielaborazione da Un Avvenimento insolito di significativa Bellezza Sapienziale di sr. Ermenenziana Pelucchi)